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Addestrare il cane. Collare a scorrimento o pettorina?

Chi mi legge sa quanto sono appassionato di quello che riguarda l’argomento animali e quanto sono allergico alle troppe “mode” che esplodono per ragioni apparentemente molto valide, che ne nascondono di altrettanto banali. L’argomento oggi è conosciuto a tutti quelli che hanno un cane: collare a scorrimento meglio detto salva-pelo o pettorina? Due sono i punti di vista da cui analizzare la questione: quello inerente alla natura (e alla salute) del cane e quello delle ragioni dell’addestramento.

Ho avuto il piacere di conoscere e parlarne con Isabella Basiglio  addestratrice Enci(Ente Nazionale della Cinofilia Italiana ) che gestisce da qualche anno con i suoi colleghi come lei appassionati di cinofilia l’associazione sportiva dilettantistica Il Passo del lupo ( pagina facebook ) dove svolge in alcuni periodi dell’anno oltre all’addestramento degli animali anche attività ludico-ricreativa per bambini che lo frequentano. (Nelle foto potete vedere Isabella al lavoro con il suo pastore tedesco nero e altri cani di clienti e in fondo in compagnia dell’eterno amico degli animali Enzo Salvi)

“Sono nata e cresciuta in mezzo ai cani. Addestravo già per passione e quando qualche anno fa ho per ragioni di salute lasciato il lavoro in Polizia ho deciso di effettuare il corso per addestratore cinofilo presso l’Enci, con tutto l’impegno che richiede sia nello studio che in termini di tempo, per dedicarmi completamente ai cani”. Rimarca da subito che si tratta di una “importantissima professione a cui non ci si deve avvicinare come di moda negli ultimi anni, seguendo magari scuole di pensiero ad esempio di indirizzo buddista applicate alla cinofilia con la negazione della natura del cane”.

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Tutto prende origine da una ordinanza Comune di Bergamo molto restrittiva e a cui Ataaci (Associazione Tutela Allevamento & Addestramento Cinofilo Italiano ) si è opposta in quanto non può andare contro le disposizioni di Legge, se mai integrarle. La Legge dice (art. 544 ter codice penale divieto di crudeltà e sevizie nei confronti degli animali), che è considerato maltrattamento tenere legato un cane a catena e con collare a scorrimento. I comuni non hanno potere legislativo e in questo caso particolare si è preso il diritto di stravolgere il concetto espresso dalla Legge, la quale dice che non si devono provocare maltrattamenti e da questi scaturirne lesioni.“Quando al contrario fosse dimostrata una patologia in un esemplare specifico, allora siamo noi addestratori i primi a raccomandare la pettorina. Va dimostrato inoltre che col collare a scorrimento il cane è maltrattato, non si può dire al privato cittadino una cosa simile senza alcuna logica e soprattutto conoscenza dell’argomento. E’ agli addestratori che ci si deve rivolgere quando si decide di procedere ad atti come questi”.

Entriamo nel vivo ed analizziamo i due punti: la parte fisica del corpo di un cane più robusta e resistente è il collo. La sua conformazione e la struttura muscolare non sono come la nostra. L’uso che un cane fa del collo dice Isabella è evidente e basta osservarlo nei suoi comportamenti: il cane randagio ad esempio afferra con i denti la preda e scrollandola violentemente la mette fuori combattimento, a prescindere e a dispetto spesso delle dimensioni superiori di quest’ultima. Questo perché il collo è la parte del corpo più robusta che hanno, lo usano per comunicare e le mamme prendono i cuccioli per il collo e ancora lo usano insieme alla mimica facciale per redarguirli ed educarli, ed è per questo che ogni buon addestratore sa che è da lì che si insegnano i comportamenti all’animale.

“La filosofia gentilista vuole al contrario far credere che non è così, che il collo è debole e si possono provocare gravi lesioni agli esemplari. Non esistono studi scientifici comprovanti che quello che i fautori delle pettorine definiscono collare a strozzo sia dannoso per la salute del cane.”

E c’è molto di più. Mentre il collare agisce sul collo e abbiamo capito perché, la pettorina va a toccare la gabbia toracica e l’addome a seconda dei modelli. “La gabbia toracica contiene cuore e polmoni che sappiamo essere fondamentali per respirazione e circolazione del sangue. Facciamo l’esempio di una donna che indossi un reggiseno due misure meno della sua: ammesso che riesca ad allacciarlo non riuscirebbe quasi a respirare, con uno sforzo abnorme del cuore. Esiste un altro tipo di pettorina dotata di una cinghia che oltre a trattenere collo e costato passa anche sotto l’addome lasciando immaginare (almeno per chi vuole capire) che sofferenza provoca nell’animale il contraccolpo ad un suo slancio istintivo. Per addestrare bene io consiglio il collare, quello di nylon se si tratta di esemplari di piccole dimensioni o quello a scorrimento (che ricordo è definito anche di sicurezza) se di media-grande taglia. Se vogliamo parlare di collari, ad esempio quello con le punte (ovviamente rivolte all’esterno) è nato per difesa e non per offesa del cane e questo perché il cane, o il lupo, e il cane randagio attaccano naturalmente alla gola”.

Queste le ragioni legate alla conformazione fisica e la natura del cane, adesso veniamo alla specie animale cane. La comunicazione tra cani è di due tipi, visiva e uditiva: visiva tramite la postura del corpo e la mimica facciale, uditiva tramite la modulazione dell’abbaio o dell’uggiolio.

Dice Isabella quindi che “siamo noi a dover imparare la lingua dei cani non loro la nostra, in quanto nessuno ci ha dato il diritto di utilizzare gli stessi parametri di educazione per i nostri bambini e i nostri cani. E’ sbagliato umanizzare gli animali, per me sono come i miei figli ma non devo mai dimenticare che non sono esseri umani e quindi mi ci devo rapportare differentemente, utilizzando appunto dei diversi parametri quelli cioè dettati da madre natura. Noi abbiamo dimenticato cos’è l’istinto abbiamo perso la capacità di comunicare con la natura, loro no. Però facciamo un errore, ci arroghiamo il diritto di trattare un membro di un’altra specie animale come tratteremmo uno della nostra specie. Se io addestro male il cane, mettendogli la pettorina, nego la sua natura cioè non comunico come dovrei con lui e non faccio altro che tenerlo a casa con me e dargli cibo, punto. Se ad esempio ho a che fare con un cane aggressivo e cerco di educarlo tramite la pettorina e il bocconcino, non riuscirò mai e poi mai a fargli eseguire un qualsiasi comando e ricondurlo alla tranquillità. La tecnica gentilista del bocconcino-premio paga bene e subito, ma il problema è che nel momento in cui il wurstel non c’è il cane non eseguirà più l’ordine perché abituato ad aspettarsi il premio invece che riconoscere il comando dell’addestratore o del padrone. In natura si va per punizioni negative e positive, non esistono rinforzi di nessun genere.

Passiamo al discorso sul carattere: bisogna partire dal presupposto che siamo tutti animali di differenti specie, ed ognuna di queste si comporta secondo determinate leggi. In tutte le specie è presente una componente del proprio carattere, l’aggressività. La differenza è che mentre noi umani troviamo il modo di sfogarla, il cane non la sfoga a meno che non lo si fa addestrare e gli si fa praticare dello sport, altrimenti che succede? Un cane buonissimo in apparenza dopo mesi o anni di tranquillità in famiglia, all’improvviso aggredisce magari il suo padrone e questo perché nessuno ha pensato che aveva bisogno di sfogare la sua natura in qualche maniera, di scaricare l’aggressività accumulata. Il cane deve sempre avere un modo di scaricarsi. L’aumento delle aggressioni tra cani degli ultimi tempi inoltre è stata causata dal fatto che non c’è più giusta comunicazione tra il cane e il suo padrone sempre a causa della pettorina. La cosa più importante che io insegno è il richiamo, perché è secondo me più importante di altri ordini in quanto hai sempre l’animale sotto controllo, cosa che tramite la pettorina non avviene più. Quello che è importantissimo e che cerco di instaurare è la fiducia reciproca, perché quando c’è comunicazione tra addestratore e cane rispetto e fiducia reciproca, il cane non sarà e avrà mai un problema. Una volta stabilito un canale comunicativo con l’animale lo puoi portare a spasso anche con un filo.

Ci sono oggi atteggiamenti da parte delle persone assurdi: portare a spasso il cane con il cappottino e magari in passeggino snaturandolo completamente da quello che è, quello sarebbe volergli bene? I figli si portano a spasso nel passeggino, non i cani. O vogliamo parlare delle crocchette vegane….?

L’umanizzazione degli animali a discapito della loro natura, negare la loro natura quello si che è vero maltrattamento”.

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C’è poi tutta la storia dei veterinari comportamentalisti, che mentre fuori Italia devono fare 5 anni di praticantato presso un addestratore qualificato lavorando con cani di ogni specie e l’esame per avere l’abilitazione ad occuparsi del lato psichico e comportamentale dell’animale, mentre qui la ottengono con un esame dopo 3 anni di solo studio senza il minimo contatto con cani. “Ci troviamo davanti ad autentiche assurdità mediche, come termini utilizzati per definire situazioni psicologiche proprie degli uomini paragonate a comportamenti dei cani o tecniche di modificazioni comportamentali usate per persone con malattie mentali, riferite ai cani. Già è quasi impossibile capire a fondo la nostra psiche e vogliamo arrogarci il diritto di capire quella di una specie che non comunica come noi? E ancora si sa di veterinari comportamentalisti che consigliano terapie farmacologiche compresi gli ansiolitici (psicofarmaci utilizzati per malati di schizofrenia) quando secondo recenti studi negli Stati Uniti è stato dimostrato che sono dannosi per gli stessi uomini, in quanto inducono ad apatia o al contrario aggressività verso se stessi o gli altri.

Riguardo sempre ai veterinari comportamentalisti, in tutta onesta c’è da dire che se pur in pochi ve ne sono di coscenziosi che lavorando anche con i cani non utilizzano farmaci ma addestrano”.

Dietro la filosofia gentilista ci sono è evidente i comportamentalisti, il marketing delle pettorine e una serie di personaggi non meglio definibili che vengono dall’estero per vendersi e dire una serie di cose completamente sbagliate su animali e metodi educativi.

Il concetto chiarissimo a questo punto è cercare invece di conoscere e assecondare la natura del cane, addestrandolo però per gli scopi o usi che intendiamo farne. Riguardo poi al tenerlo in casa, cosa normalissima per tutti quelli che lo hanno, non dobbiamo mai dimenticare che si tratta di un animale da branco. “Bisogna tener bene in mente che io padrone divento il suo leader cioè colui che lo guida su come fare, che si occupa che tutti seguano le sue regole non scritte, da differenziare dal capobranco che comanda e basta”.

Ringrazio Isabella Basiglio e concludo quindi dicendo che i danni delle pettorine sono molteplici: in primis all’animale, poi al cittadino e infine alla professione degli addestratori ingiustamente screditati. Spingo alla fine ancora sull’aspetto della questione che a mio avviso merita particolare attenzione: in tutta questa storia delle pettorine contrapposte al collare classico con cui anch’io portavo fuori il mio cane meno di dieci anni fa, qualcosa non mi tornava. Oggi, si sa, molte cose prendono piede spesso per moda (anche se sono convinto che le mode fanno breccia facilmente nelle menti scarse) ma in questa delle pettorine la ragione fondamentale è quella di cui Isabella ci ha accennato: il business economico.

Il costo di un collare a scorrimento è relativamente basso e spesso sul cane adulto si può utilizzare per sempre lo stesso, invece le pettorine hanno un costo 3-4 volte maggiore e oltretutto vanno sostituite col crescere dell’animale.

In Italia ci sono circa dieci milioni di cani registrati all’anagrafe canina… Devo aggungere altro?

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