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Body piercing e tatuaggi, quanto ne sappiamo? La Body Art dal punto di vista di un esperto

Oggi racconto di arte. Una delle arti più antiche praticata in ogni continente da almeno cinquemila anni, l’arte corporea appunto detta body art.
E per farlo ne ho parlato con una persona che da oltre vent’anni ha fatto di questa la sua vita e il suo lavoro, Carlo Lacenere. Titolare di un’attività a Roma di Body Piercing e Tatuaggi ( profilo facebook e Instagram ), ha incontrato il body piercing durante la sua esperienza lavorativa a Londra dal 1995 al 1997 (non è solamente di questi ultimi anni la necessità di andare all’estero a cercare sbocchi lavorativi, anche se adesso se ne parla a dismisura).

Mi racconta che “la realtà londinese e inglese in generale era già vent’anni fa molto diversa da quella nostrana, la cultura del tatuaggio e del piercing era ed è molto più diffusa e normale rispetto all’Italia” (considerando che Carlo viene dalla città eterna ci siamo capiti…). Vedendo la diffusione di piercing e tatuaggi è scattata la passione: la Cold Steel Body Piercing ( sito internet e profilo facebook ) di Londra è la più famosa azienda del settore e da lì Carlo ha iniziato la sua esperienza imparando a praticare body piercing e tatuaggi. “Attirato dice Carlo, affascinato, dal body piercing e convinto di volermene far praticare uno sono andato. Dopo il primo, il secondo ed ecco che in questa occasione ho casualmente, ma molto fortunatamente per me, conosciuto il titolare Grant Dempsey personaggio famosissimo a livello mondiale il quale visto il mio grande interessamento mi ha detto che avevo la possibilità di fare un corso organizzato da loro in Italia a Riccione. Così ho fatto e come sempre i casi della vita giocano un ruolo importante: un parente che aveva uno studio di tatuatore qui a Roma sapendo che venivo da un diploma di liceo artistico perché da sempre appassionato di disegno mi offrì un lavoro da lui. Ho iniziato finalmente ad applicare la mia passione”.
Dice Carlo che dopo il primo corso, mentre lavorava, ne ha fatti altri di aggiornamento e poi conferenze sempre all’estero, negli U.S.A. a Las Vegas e San Francisco e ancora in Europa ad Amsterdam.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un cenno storico è doveroso. La pratica di forare e disegnare parti del corpo vecchia di almeno 5000 anni era usanza diffusa in Europa già in epoca preistorica, probabilmente per scopi magici. Tatuaggi sono stati trovati sul cadavere mummificato di Ötzi (circa 3300 a. C.). Di solito, però, Greci e Romani tatuavano solo schiavi, prigionieri, disertori e stranieri, poiché si riteneva che il corpo dei cittadini liberi non dovesse essere deturpato. I primi cristiani invece usavano i tatuaggi per riconoscersi nella clandestinità: un’abitudine vietata prima dall’imperatore Costantino (IV secolo) e poi da papa Adriano (VIII secolo). Ciononostante, molti crociati in Terrasanta si dipingevano la croce sul corpo per assicurarsi una sepoltura cristiana in caso di morte in battaglia.
Il tatuaggio tornò di moda in Europa dopo il ’400, all’epoca delle grandi esplorazioni, e soprattutto nel ’700, quando l’incontro con i popoli extraeuropei (che si tatuavano anche l’intero corpo) li rese popolari prima fra i marinai e anche fra nobili e borghesi.
Tra i polinesiani la tradizione di tatuarsi viso, torso e braccia, è antichissima. Lo stesso termine “tatuaggio” deriva dal vocabolo tahitiano tatau (tatuaggio) e da quello delle Isole Marchesi ta-tu. In queste culture i segni di un tatuaggio rappresentano il processo spirituale e culturale dell’individuo, che afferma la propria posizione all’interno della società. Oggi è, sempre più spesso, un modo per seguire la moda e le sue leggi. Presso molti popoli il tatuaggio è strettamente legato alla religione e quindi accompagnato da una serie di ritualità sacre, preghiere e sacrifici. La scarificazione – tradizione africana – è una sorta di tatuaggio sulla carne, ottenuto con incisioni sulla pelle di corpo e viso in cui sono introdotte sostanze e tinture che ne ritardano la cicatrizzazione.
Negli ultimi anni si è assistito alla potente riscossa di una pratica prima relegata ad alcuni gruppi punk o ad altri movimenti che ne facevano il simbolo della propria trasgressione. Oggi il piercing (to pierce, in inglese “forare”) vive una seconda giovinezza ed è entrato nelle scuole e nelle case, spesso come vezzo estetico, che di trasgressivo ha ben poco.
Fino alla fine del diciannovesimo secolo, presso gli Inuit dell’Alaska, il piercing alle labbra definiva lo grado sociale di chi lo indossava.
Tra le donne della tribù degli Indiani Tlingit d’America era invece emblema di nobiltà,
nei popoli geograficamente e culturalmente lontani le modificazioni del corpo sono una sorta di leitmotiv magari con simbologie e significati diversi.
I tappi che si vedono oggi indossati da molti giovani per allargare a dismisura le dimensioni dei buchi nei lobi sono usanza delle popolazioni dell’antico Messico, Maya compresi.

Qui sopra Carlo insieme a Fakir Musafar

Veniamo ad oggi: mi dice Carlo che purtroppo anche a causa della crisi economica che ormai c’è da un decennio la flessione di richieste è stata molto alta. “Presentarsi nel 2018 ad un colloquio di lavoro con tatuaggi o piercing evidenti è fortemente limitante. Diciamo insomma che a causa di mentalità molto ristrette e cariche di pregiudizi anche qui in Italia, certi particolari estetici sono uno svantaggio enorme”.
A questo dobbiamo aggiungere recentemente un’altra “moda”. Tutto prende origine dalla notizia che da qualche tempo gira anche in rete: i tatuaggi sono pericolosi per la salute, in quanto nano e micro particelle di inchiostri sono state rilevate all’interno di linfonodi secondo una recente ricerca svolta in Francia. A parte il fatto che le cause di un pericolo per l’uomo di andare incontro a forme di tumore possono essere innumerevoli, le concause scatenanti un cancro potrebbero venire ugualmente da componenti di cosmetici e creme solari senza dimenticare ad esempio l’aria che si respira nei grossi centri urbani o ancora alcuni cibi potenzialmente dannosi a seconda delle quantità ingerite. Inoltre dobbiamo sempre ricordare che per avere la certezza assoluta di un fattore determinante occorrono almeno due decenni di studi mentre nel frattempo non è mai stato scientificamente provato che una persona con piercing o tatuaggi sia stata colpita da tumore a causa di questi.
E’ risaputo che alcuni soggetti sono naturalmente sensibili o allergici ad alcune sostanze o metalli, ma è ovvio che queste persone mai e poi mai penserebbero di farsi praticare dei piercing o tatuaggi. Insomma alla fine è tutto causato da una cattiva informazione: il piercing ad esempio va fatto con un ago sterile (non con una pistola come gli inesperti utilizzano spesso, magari in giro su una spiaggia e non in laboratorio) e il metallo utilizzato nei piercing è lo stesso acciaio chirurgico utilizzato per le protesi, quindi completamente biocompatibile. Va fatto, tiene a far notare Carlo, un distinguo: “Per lo meno in Italia è importante rilevare che Body Piercing e Tatuaggi non vanno necessariamente a braccetto, anzi. Anche se si tratta di due body art che spesso convivono non bisogna mai dimenticare le origini storiche e le differenze enormi tra loro. C’è stato da sempre uno sfruttamento commerciale da parte dei tatuatori del piercer, in quanto il piercing rappresentava comunque una fonte di reddito e quindi non gli è stato mai riconosciuto il giusto valore. Al contrario sono stati i piercer ad aver dato un grossissimo contributo al mondo del tatuaggio, in quanto le tecniche di sterilizzazione e le procedure di lavoro sono stati loro per primi da oltre un decennio ad averle imparate e applicate”.

Jim Ward alla conferenza dell’APP a Las Vegas

Insomma se avete intenzione di avvicinarvi solo per curiosità ad una forma di arte corporea o anche per provarne sulla “vostra pelle” una delle sue tante forme, scrivendo questo articolo spero di aver contribuito a stimolare la prima e aver fatto corretta informazione sulla vostra decisione di passare alle vie di fatto. Ovviamente per questo Carlo Lacenere (potete vederlo al lavoro qui in basso) è a disposizione di chiunque, con la corretta professionalità sua e di molti colleghi.

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