LIFESTYLE

Se vale “gelicidio”, vale tutto

I neologismi quelli belli…..demenzialmente belli. Per quanto nuovi e di tendenza, per ogni parola inventa un pezzo di lingua italiana muore. Ieri l’arrivo come un meteorite del termine “gelicidio”, parte integrante di un vocabolario vezzo-giornalista italiano che manda a monte ogni studio linguistico, tanto che ascoltare un analfabeta rischia di diventare ancora più istruttivo. Battute a parte, l’arrivo del gelicidio è come una combo tra stalattite e stalagmite: vieni colpito senza possibilità di scappare. E non essere investiti dalla massa di delirante “gelicidio” sui social è cosa impossibile. A questo punto sorge una domanda: quanti altri termini ad minchiam potrebbero sorgere nei prossimi mesi? Vediamoli insieme, curiosando nel loro significato. – smartphonicidio: azione omicida di uno smartphone kamikaze che esplode come il Samsung Galaxy Note 7, ma anche lancio del device dal quinto piano con distruzione sul colpo o contro una persona (nel caso dei Nokia 3310 si tratta di #trentatrediecicidio); – scorreggicidio: morte per soffocamento durante le notti flatunente; – congiuntivicidio: con se io sarei anche io morirei; – rutticidio: provate con Pepsi e Coca Cola; – tetticidio: morte per soffocamento da amplesso con una donna con taglia reggiseno dalla quarta in su. Le tavole da surf sono ancora alla ricerca delle tette perdute; – dalessicidio: ascoltate Gigi D’Alessio e rispondete se sopravviverete; – pollicidio: esecuzione carnale adoperata da Pollon, ma anche uccisione col primo dito della mano. Nel caso di Luca Sardella, pollicidio verde.

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