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IL FALSO PROBLEMA DELLO STADIO A ROMA

E ne vogliamo parlare anche noi, visto poi che l’argomento mai come in questo caso definirlo da bar sarebbe poco. Quella che non esiterei a definire “annosa questione” dello stadio della Roma a mio avviso non esiste, o meglio chiaro che esiste ma si fonda esclusivamente su false informazioni tendenti a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica.

Cominciamo dall’inizio per chiarezza. Risulta ormai evidente (le dichiarazioni di James Pallotta di questi giorni in merito all’intenzione di abbandonare il “progetto Roma” se non si costruisse lo stadio parlano da sé) che dall’aprile 2011 data in cui la Di Benedetto A.S. Roma LLC diventa il nuovo azionista di maggioranza dell’A.S. Roma l’attenzione particolare della cordata statunitense nel rilevare il 60% della società è quello di realizzare guadagni economici.

E fin qui va tutto bene e facilmente comprensibile, sono le leggi dell’economia di mercato ad insegnare a tutti che qualcuno possa venire dagli Stati Uniti a investire in un’azienda italiana a scopo di lucro, tra l’altro non si è trattato certo del primo ed unico episodio del genere e non sarà data la situazione economica in cui versiamo l’ultimo.

E fin qui va tutto bene, euforia dei tifosi romanisti (voglio far notare che ne faccio anch’io parte, al cuor non si comanda) giustificata “so’ arivati l’americani” risuona quasi come, con le dovute proporzioni, la gioia dopo lo sbarco del 22 gennaio del’44 ad Anzio….

E fin qui va tutto bene, i primi anni di gestione sono in attesa della definizione del progetto. Nel febbraio del 2012 erano già state completate le analisi dei siti adatti da parte della americana Cushman&Wakefield e viene indicata la zona dell’abbandonato Ippodromo di Tor di Valle come la più adatta, terreni che il costruttore romano Luca Parnasi è in fase di acquisizione.

E’ del gennaio 2013 l’affidamento del progetto all’architetto statunitense Dan Meis specializzato in opere sportive e nel frattempo a giugno dello stesso anno Ignazio Marino viene eletto nuovo sindaco di Roma, il quale durante il suo mandato incontra anche J. Pallotta negli Stati Uniti e al cui incontro segue una lunga e difficile trattativa per i soggetti a cui assegnare la realizzazione delle infrastrutture, trattativa che giungerà comunque ad un accordo finale…

Nel marzo del 2014 viene mostrato il fatidico “plastico” nella sede del Comune di Roma, siamo abituati a vederne spesso in un noto rotocalco televisivo, e a dicembre l’Assemblea Capitolina ne sancisce tutti i crismi deliberando la “dichiarazione di pubblico interesse per la città di Roma“, votazione della delibera comunque molto sofferta…Seguiranno le analisi geotecniche e relative trivellazioni per i sondaggi del terreno con i ritardi di rito e il piano definito del 2015 viene presentato ma con alcune lacune.

Comunque a metà 2016 il progetto finale viene portato al Comune ed è qui che arrivano per la società di Pallotta gli intoppi: la giunta Raggi è la terza ad occuparsene dopo quelle Alemanno e Marino e soprattutto l’Assessore all’Urbanistica Paolo Berdini si dichiara da sempre contrario.

Il resto è cronaca di questi giorni.

Il falso problema di cui ho parlato è a mio modesto parere legato a tre precise ragioni.

La prima è che la zona dove risiede il vecchio ippodromo di Tor di Valle è a rischio idrogeologico si, come molte altre zone di Roma. Oltre a ricordare che la capitale si trova al livello del mare, voglio ricordare e dire a chi non ne fosse informato che anche il territorio dove sorge l’attuale stadio Olimpico costruito all’inizio degli anni ’50 è classificato come tale e badate bene si tratta della stessa area in cui ha sede il CONI.

La seconda sta nel fatto che non è affatto necessario un altro stadio a Roma seppur di capienza inferiore all’attuale, lo dimostrano purtroppo il numero dei tifosi che si recano ad assistere alle partite, fatto questo dovuto anche ad altre problematiche legate ai noti episodi di violenza ma comunque fatto reale. L’interesse è solo della proprietà della A.S. Roma che ricaverebbe altri introiti legati a pubblicità e infrastrutture attigue allo stadio. Valutate voi la differenza tra quello che si vorrebbe costruire a Tor di Valle e quello che è stato costruito invece pochi anni fa dove si trova lo Juventus Stadium….(immagine in alto).

E dulcis in fundo diciamola tutta, il nodo principale della questione consiste nel fatto che il costruttore Luca Parnasi, proprietario dei terreni, è disposto a mettersi in moto solamente se gli si concede di realizzare alberghi ed appartamenti: l’86% della cubatura prevista nel progetto sarà dedicata a questi ultimi e di questo non se ne fa una colpa a Pallotta, il quale sicuramente ha capito il “sistema” vigente a Roma e accettato, purché la struttura sportiva venga realizzata. Ecco il vero problema che la giunta Raggi si è trovata di fronte: realizzare un qualcosa che rientri nei criteri di pubblica utilità ma non favorire con questo una mera speculazione edilizia, insomma la classica colata di cemento e se fate attenzione infatti questo aspetto non è menzionato quasi da nessuno.

Il noto regista Francesco Rosi, morto nel 2015, realizzò nel 1963 un film per cui fui premiato col Leone d’oro a Venezia sul tema della speculazione edilizia intitolato “Le mani sulla città“; il tema era interessante nel 1963 ed è attuale quanto mai oggi. Vi posso assicurare per esperienza personale che il potere dei “palazzinari” romani è molto forte e legato alla politica fin dai lontani anni ’50 e prima ancora e sono pronto a scommettere che cercheranno a tutti i costi di vincere la partita anche stavolta. Di solito non sono di parte e non voglio esserlo adesso, ma mi sento di augurare alla giunta comunale romana di vincerla lei questa partita, il cambiamento in questo caso non sarebbe una cosa dannosa per Roma.

Anzi, sarebbe proprio ora.

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